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Archivio Lavori > Anno 2004/2005
La Storia di Lodi
Lodi nella Storia: le origini
In principio era il mare, anzi un enorme golfo: le acque lambivano i monti giovani della catena alpina e appenninica. Dalle onde spuntavano gruppi di isolette, come la collina di San Colombano che è il luogo più antico del lodigiano. Poi lentamente le acque si ritirarono e cominciò a nascere la pianura. Arrivarono nell’età del ferro i primi abitanti e si fermarono, anche se l’ umidità era tanta, perché il terreno era grasso, dava buoni raccolti e il pascolo era abbondante per il bestiame.
Gli uomini si stabilirono nel territorio compreso tra Lodivecchio, Gugnano e Montanaso. Lo sappiamo perché qui è stato ritrovato un anello di bronzo raffigurante sei ochette.
Dopo l’anno Mille a.C. arrivarono i Galli Boi e si stabilirono fra il Po e l’Adda; più a nord, verso Milano si stabilì la tribù dei Galli Insubri. I Galli non bonificarono le paludi, si limitarono a costruire un villaggio di capanne, a coltivare fazzoletti di terra e a morire di guerra e di malaria. Di questa tribù, in quei luoghi, sono rimasti alcuni oggetti trovati nelle tombe e uno splendido elmo di bronzo conservati nel nostro Museo Civico.
Nell’ anno duecentoventitre a. C. arrivarono i Romani.
Durante le guerre puniche passarono il Po, conquistarono la fortezza di Acerrae (Pizzighettone) e sconfissero i Galli.
I Romani contribuirono alla nascita della nostra città.
Nell’anno ottantanove il console Gneo Pompeo Strabone concesse ai Lodigiani il “diritto latino”: lì rinacquero come cittadini dell’impero Romano. È allora che affluirono nelle nostre terre nuovi abitanti: trasformarono il villaggio gallico di capanne in una vera e propria città con costruzioni in muratura e una regolare vita civile ed amministrativa. Nacque così, dove ora c’è Lodivecchio, il “Municipium” romano di Laus Pompeia in onore di Strabone che fu il nostro primo fondatore storico.
I nuovi abitanti si misero subito all’opera: venne regolato il corso dei fiumi Adda, Addetta, Lambro, Sillaro, si bonificarono le paludi che divennero terreno fertile, si costruirono strade.
Laus Pompeia si trovò al centro di strade che portano a Milano, Piacenza, Cremona e Pavia.
Alcune famiglie romane: Mutia, Terentia, Balbia e Fabia, si impegnarono nell’agricoltura. Ma la paura della malaria rimase. I Lodigiani allora costruirono dei templi dedicati a Mefite (dea della esalazioni palustri) a Mercurio (messaggero degli dei) e a Ercole, che rappresentava la forza. Di Laus Pompeia si trova traccia solo in una lettera scritta nel 54 a. C. da Marco Tullio Cicerone.
Dopo la nascita di Gesù i Cristiani vennero perseguitati: non potevano essere liberi di professare la loro fede. Vittore, Naborre e Felice, tre soldati, vennero giustiziati, perché cristiani, dalla guardia dell' imperatore Diocleziano.
I corpi dei tre martiri vennero poi trasportati a Milano e sepolti.
Nel 313 a.C. l’ imperatore Costantino con un editto permise di professare il Cristianesimo. Laus costruì la sua Cattedrale e il primo vescovo della città fu Sergio Bassiano.
Nato nel 319, fu eletto vescovo il 31 dicembre 373 e governò la Chiesa laudense per 35 anni e 20 giorni. Morì infatti a 90 anni il 19 gennaio 409. Amico di Ambrogio, vescovo di Milano, costruì la Basilica dei dodici Apostoli. Essa fu l’unico edificio che i Milanesi rispettarono durante la distruzione del 1011.
Dopo la morte di Bassiano gli successero Giuliano, Ciriaco e Tiziano.
Il 476 fu un anno particolare: l’ultimo imperatore romano fu sconfitto da Odoacre e i barbari invasero l’Italia.